MURIDI (Topi e Ratti)

I “muridi sinantropi” sono roditori della famiglia Muridae che vivono in stretta associazione con l’uomo, abitando ambienti urbani, domestici o periurbani. Questi roditori sinantropi, cioè che condividono gli spazi di vita dell’uomo, comprendono principalmente specie come il topo domestico (Mus musculus), il ratto nero o ratto dei tetti (Rattus rattus) e il ratto grigio o ratto delle fogne (Rattus norvegicus).

Questi animali hanno adattamenti particolari che li rendono molto efficaci nel vivere vicino all’uomo, come un olfatto molto sviluppato, un udito fine capace di percepire ultrasuoni, e un comportamento tigmotattico, cioè la tendenza a muoversi lungo i muri e a camminare a contatto con le superfici per evitare i predatori e il pericolo. Inoltre, presentano incisivi a crescita continua che utilizzano per rosicchiare oggetti e superfici.

I muridi sinantropi sono altamente prolifici, con cicli riproduttivi brevi e numerose cucciolate all’anno, il che favorisce una rapida diffusione e adattamento agli ambienti urbani e domestici. La loro presenza è spesso associata a problematiche di carattere sanitario e di danni materiali, poiché possono trasmettere malattie, contaminare alimenti e danneggiare strutture ed impianti elettrici.

In sintesi, i muridi sinantropi sono principalmente ratti e topi che si sono adattati profondamente a vivere in ambiente umano, sfruttando le risorse offerte da esso e condividendo gli stessi spazi di vita senza essere specie selvatiche, ma commensali dell’uomo.

I roditori sinantropi si distinguono da quelli selvatici soprattutto per alcune caratteristiche comportamentali legate alla loro convivenza stretta con l’uomo. Tra i principali comportamenti che li caratterizzano rispetto ai roditori selvatici vi sono:

  • Comportamento tigmotattico: i roditori sinantropi tendono a muoversi sempre a diretto contatto con le superfici (muri, oggetti), utilizzando queste vie per evitare predatori e pericolose aperture, un comportamento che li aiuta a sopravvivere in ambienti urbani e domestici.
  • Neofobia diversificata: i ratti sinantropi mostrano una marcata neofobia, cioè evitano con diffidenza tutto ciò che è nuovo nell’ambiente (come trappole o esche), mentre il topo domestico è generalmente più curioso e meno timoroso verso le novità.
  • Alto sviluppo sensoriale: hanno un olfatto molto sviluppato capace di riconoscere odori a distanza, un udito finissimo per ultrasuoni e un senso del gusto molto sviluppato, tutte doti che li aiutano a trovare cibo e a evitare pericoli in ambienti antropizzati.
  • Abitudini principalmente notturne e crepuscolari: anche se possono variare, i roditori sinantropi sono attivi soprattutto di notte o durante le ore crepuscolari, comportamento che li aiuta a sfuggire a predatori umani o naturali.
  • Alta prolificità e adattabilità: i roditori sinantropi hanno un ciclo riproduttivo breve con numerose cucciolate, e dimostrano grande capacità di adattarsi agli ambienti modificati dall’uomo, sfruttando fonti di cibo abbondanti e rifugi sicuri.

In confronto, i roditori selvatici tendono ad avere comportamenti più orientati alla sopravvivenza in habitat naturali, con meno esposizione all’uomo e spesso con strategie di vita differenti, ad esempio un comportamento più diffuso di tana sotterranea o meno interazione con ambienti costruiti.

I roditori sinantropi mostrano maggiore neofobia rispetto a quelli selvatici principalmente per una strategia adattativa legata alla convivenza con l’uomo, che comporta un’elevata presenza di minacce nuove e pericoli associati a oggetti o modifiche nell’ambiente. La neofobia, ossia la diffidenza e timore verso tutto ciò che è nuovo o sconosciuto nell’ambiente (come esche, trappole o elementi estranei nelle loro rotte di passaggio), serve a ridurre il rischio di esposizione a potenziali pericoli, specialmente nelle aree urbane e domestiche dove i roditori sinantropi vivono.

Questo comportamento tende a rallentare la loro propensione a esplorare o a consumare immediatamente cibo o oggetti nuovi, proteggendoli da minacce come esche avvelenate o trappole. La pressione selettiva esercitata dall’uomo con sistemi di derattizzazione e altre misure di controllo ha rafforzato questa cautela nei roditori sinantropi che devono continuamente fare attenzione ai cambiamenti dell’ambiente antropizzato, dove pericoli potenziali sono frequenti.

Inoltre, ratti delle popolazioni urbane, sottoposti a pressioni selettive da parte dell’uomo, mostrano maggiore neofobia rispetto a quelli in ambienti più naturali o isolati, poiché il contatto continuo con rischi artificiali ha favorito individui più cauti. Nel pest control, si utilizza ad esempio la tecnica del pre-baiting, che serve ad abituare i roditori a esche senza veleno prima di somministrare esche rodenticide per aggirare questa loro resistenza naturale al nuovo.

In sintesi, la maggiore neofobia dei roditori sinantropi deriva da una necessità adattativa, dovuta alla convivenza stretta con l’uomo e ai rischi specifici di un ambiente in cui elementi nuovi spesso rappresentano minacce concrete

La pressione umana modifica il comportamento dei roditori principalmente attraverso fenomeni di stress, adattamenti comportamentali e selezioni evolutive indotte dall’ambiente antropizzato. In contesti urbani o domestici, i roditori sinantropi si trovano spesso esposti a pericoli creati dall’uomo, come trappole, esche, rumori forti e manipolazioni forzate (ad esempio in laboratori), che generano una risposta di stress fisiologico e comportamentale significativa.

Questo stress comporta cambiamenti nei parametri fisiologici come aumento di ormoni legati allo stress, pressione sanguigna, frequenza cardiaca e alterazioni del sistema immunitario, oltre a modifiche nel comportamento che includono:

  • un aumento della neofobia (diffidenza verso novità o oggetti estranei) come strategia di sopravvivenza per evitare trappole o esche potenzialmente letali;
  • una maggiore tendenza a muoversi a contatto con superfici (comportamento tigmotattico) per limitare l’esposizione al pericolo;
  • attivazione di comportamenti di fuga, evitamento e cautela accresciuti;
  • potenziali alterazioni nelle interazioni sociali dovute a stress ambientale e densità di popolazione alta (fenomeno noto come “fogna del comportamento”, con compromissione dei comportamenti riproduttivi e sociali).

Inoltre, la selezione naturale in ambienti fortemente modificati dall’uomo ha favorito individui con una maggiore capacità di evitare rischi artificiali, incrementando così la diffidenza verso nuove fonti di cibo o oggetti (neofobia), un meccanismo che consente loro di sopravvivere più efficacemente in ambienti urbani.

I rodenticidi anticoagulanti sono regolamentati rigorosamente e rientrano nella categoria di prodotti biocidi che necessitano di autorizzazione per l’immissione in commercio. La normativa ne limita l’uso per garantire sicurezza igienico-sanitaria, alimentare e ambientale, assicurando che siano usati in modo consapevole unitamente ad altre misure di controllo (come il trappolaggio e le barriere fisiche).

In sintesi, i principali rodenticidi utilizzabili sono:

  • Rodenticidi anticoagulanti (es. Difetialone) che agiscono causando problemi nella coagulazione del sangue dei roditori,
  • Prodotti biocidi autorizzati e conformi al regolamento UE/BPR (Regolamento Biocidi 528/2012),
  • Usati preferibilmente in contenitori sicuri per ridurre il rischio di ingestione accidentale da parte di bambini o animali domestici,
  • Parte integrante di piani di derattizzazione integrata.

Da marzo 2018 tutti i prodotti anticoagulanti in commercio devono essere etichettati con indicazioni di pericolo specifiche e sono soggetti a restrizioni d’uso a seconda della loro classificazione di tossicità.

I principali rodenticidi anticoagulanti approvati in Italia, utilizzati soprattutto come prodotti biocidi, si dividono in tre generazioni e comprendono i seguenti principi attivi:

  • Prima generazione (necessitano di assunzioni multiple): Clorofacinone, Cumatetralil, Warfarina.
  • Seconda generazione (efficaci con una singola assunzione, più tossici): Brodifacoum, Bromadiolone, Difenacoum, Difetialone, Flocoumafen.
  • Terza generazione (appartenenti anch’essi alla seconda generazione in termini di potenza e tossicità elevata): Brodifacoum e Difetialone sono considerati tra i rodenticidi più potenti.

Questi anticoagulanti agiscono impedendo la coagulazione del sangue nei roditori, causando la loro morte dopo un tempo variabile in base alla generazione e al composto specifico.

La normativa italiana e europea (Regolamento Biocidi 528/2012) regolamenta l’uso di questi prodotti, imponendo l’autorizzazione ministeriale, misure di mitigazione del rischio per l’uso non professionale e limiti di concentrazione per garantire la sicurezza umana e ambientale.

Ecco una tabella riassuntiva dei principali principi attivi approvati e le loro categorie:

GenerazionePrincipio AttivoNote
Prima generazioneClorofacinoneAssunzioni multiple necessarie, meno tossico
Cumatetralil
Warfarina
Seconda generazioneBrodifacoumEfficace con somministrazione singola, tossicità elevata
Bromadiolone
Difenacoum
Difetialone
Flocoumafen

Rodenticidi come Brodifacoum, Difetialone e Flocoumafen non presentano resistenze note nei roditori sinantropi più comuni e rappresentano i prodotti di riferimento per efficacia.

In sintesi, i rodenticidi anticoagulanti di seconda generazione (Brodifacoum, Bromadiolone, Difenacoum, Difetialone, Flocoumafen) sono i principali approvati e usati in Italia, mentre quelli di prima generazione sono meno usati a causa della necessità di assunzioni ripetute e minore efficacia

Le differenze principali tra le prime, seconde e terze generazioni di rodenticidi anticoagulanti riguardano la tossicità, il numero di somministrazioni necessarie per l’efficacia, il tempo di persistenza nel fegato (tempo di fissazione epatica) e l’emivita plasmatica.

  • Prima generazione:
    • Necessitano di assunzioni multiple per essere efficaci.
    • Hanno un tempo di fissazione epatica più breve, inferiore a 7 giorni.
    • Emivita plasmatica relativamente corta (da 18 a 55 ore).
    • Tossicità moderata.
    • Esempi: Warfarina, Clorofacinone, Cumatetralil.
  • Seconda generazione:
    • Efficaci con una singola assunzione, quindi maggior potenza rispetto alla prima generazione.
    • Tempo di fissazione epatica più lungo, da 7 a 21 giorni.
    • Emivita plasmatica lunga (da 25 a 156 giorni).
    • Tossicità elevata.
    • Esempi: Brodifacoum, Bromadiolone, Difenacoum, Difetialone, Flocoumafen.
  • Terza generazione:
    • Tecnicamente appartenenti alla seconda generazione in termini di potenza, ma caratterizzati da una persistenza ancora maggiore nell’organismo.
    • Tossicità molto elevata.
    • Tempo di fissazione epatica superiore a 3 settimane, con emivita plasmatica che può superare i 140 giorni e persistenza nel circolo anche oltre 180 giorni.
    • Esempi: Brodifacoum e Difetialone sono considerati tra i più potenti e persistenti.

Questi rodenticidi agiscono interferendo con la vitamina K e la sintesi di alcuni fattori della coagulazione, portando alla morte del roditore per emorragie interne. Le differenze nelle generazioni si riflettono quindi sia nella potenza del prodotto che nella durata e modalità del loro effetto nell’organismo del roditore.

In sintesi, la prima generazione richiede somministrazioni ripetute e ha tossicità moderata, la seconda e terza generazione sono più potenti, efficaci con una sola somministrazione e hanno una maggiore persistenza e tossicità

Le differenze nel tempo di fissazione epatica (tempo durante il quale il rodenticida rimane attivo nel fegato) influenzano profondamente le caratteristiche farmacologiche e tossicologiche delle diverse generazioni di rodenticidi anticoagulanti:

  • Prima generazione: hanno un tempo di fissazione epatica relativamente breve, inferiore a 7 giorni. Ciò significa che il composto rimane meno a lungo nel fegato del roditore, richiedendo somministrazioni multiple per accumulare una quantità letale. Questo porta a una tossicità moderata e a un effetto più lento. La necessità di dosi ripetute rende questi anticoagulanti meno potenti e meno efficaci in situazioni di derattizzazione rapida.
  • Seconda generazione: presentano un tempo di fissazione epatica più lungo (da 7 a 21 giorni circa). Questo implica che il rodenticida si accumula e rimane attivo nel fegato per periodi prolungati, consentendo una singola somministrazione sufficiente per causare la morte del roditore. La maggiore persistenza nel fegato contribuisce a una tossicità più elevata e a un’efficacia più rapida e duratura. Questo riduce la possibilità che i roditori sopravvivano dopo la prima esposizione.
  • Terza generazione: considerata una sottocategoria della seconda per tossicità, presenta una persistenza ancora maggiore nel fegato, con tempo di fissazione superiore a 3 settimane e un’emivita plasmatica che può superare i 140 giorni. Questa lunga permanenza fa sì che il composto sia estremamente potente e persistente, con un effetto anticoagulante intenso e duraturo, ma anche un rischio più elevato di accumulo tossico nell’ambiente e in specie non bersaglio.

In sintesi, la durata della fissazione epatica influisce su quanti pasti sono necessari per l’effetto letale e sulla potenza del rodenticida: più lunga è la fissazione epatica, maggiore è la tossicità, l’efficacia e la persistenza del trattamento anticoagulante nel roditore. Questo spiega perché le generazioni più recenti sono utilizzate soprattutto per efficacia rapida e durata prolungata, mentre le prime generazioni sono meno potenti e richiedono dosi multiple.

Queste caratteristiche sono fondamentali per bilanciare efficacia, sicurezza e rischio di effetti collaterali nell’ambito della derattizzazione e gestione ambientale.

I rodenticidi a base di colecalciferolo (vitamina D3) sono rodenticidi di nuova generazione che agiscono in modo diverso rispetto ai tradizionali anticoagulanti. Il colecalciferolo induce un accumulo eccessivo di calcio nel corpo dei roditori, provocando ipercalcemia che porta a insufficienza renale e morte entro pochi giorni dall’assunzione. Questo meccanismo d’azione è totalmente differente rispetto a quello degli anticoagulanti che causano la morte per emorragie interne.

Principali caratteristiche dei rodenticidi a base di colecalciferolo:

  • Alta efficacia contro varie specie di roditori, compresi quelli resistenti agli anticoagulanti.
  • Azione rapida con effetti in genere visibili entro 24 ore e morte entro circa 3-7 giorni.
  • Meccanismo unico: agisce sul metabolismo del calcio e non richiede vitamina K come antidoto in caso di esposizione accidentale.
  • Ridotto rischio ambientale: minore tossicità secondaria rispetto agli anticoagulanti, con minore impatto su fauna non bersaglio.
  • Utilizzabili sia in ambienti interni che esterni in contesti urbani, rurali e industriali.
  • Permette un uso di dosi più contenute, migliorando la gestione e riducendo costi operativi.

Esempi concreti di prodotti a base di colecalciferolo in commercio sono Harmonix Pasta (esca pronta all’uso in bustine) e Selontra (soft block utilizzabile all’aperto) .

È importante comunque sottolineare che il colecalciferolo ha un margine di sicurezza stretto: quantità anche piccole possono indurre tossicità, con sintomi gravi di ipercalcemia e danni renali in animali domestici o fauna selvatica che ingeriscano accidentalmente il prodotto. Non esistono antidoti per il colecalciferolo, anche se esistono trattamenti medici per le intossicazioni .

In sintesi, i rodenticidi a base di colecalciferolo rappresentano un’alternativa efficace e rapida agli anticoagulanti, con un diverso meccanismo d’azione, adatti anche a controllare ceppi resistenti di roditori, ma devono essere impiegati con cautela a causa della loro tossicità elevata e del rischio per specie non bersaglio.

I principali vantaggi del colecalciferolo rispetto ad altri rodenticidi, in particolare quelli anticoagulanti, sono i seguenti:

  • Meccanismo d’azione unico e rapido: il colecalciferolo agisce provocando un accumulo eccessivo di calcio nel corpo dei roditori (ipercalcemia), che porta a insufficienza renale e morte entro pochi giorni, spesso con effetti visibili già dopo 24 ore e mortalità entro circa 3-7 giorni. Questo è molto diverso dagli anticoagulanti, che richiedono più tempo perché causano la morte per emorragie interne.
  • Efficacia su roditori resistenti agli anticoagulanti: è pienamente efficace contro specie di roditori, compresi ceppi resistenti ai rodenticidi anticoagulanti di prima e seconda generazione, che rappresentano un problema crescente nella derattizzazione.
  • Ridotto rischio di resistenza: grazie al suo diverso meccanismo, interrompe eventuali cicli di resistenza osservati con gli anticoagulanti.
  • Minore impatto ambientale e tossicità secondaria: ha un rischio ambientale ridotto rispetto agli anticoagulanti, con meno effetti tossici su fauna non bersaglio e minore bioaccumulo considerato dal regolamento CLP.
  • Dosi più contenute e gestione migliorata: la sua elevata potenza permette di usare quantità inferiori, facilitando la logistica e riducendo i costi operativi nella lotta ai roditori.
  • Non richiede antidoto a base di vitamina K: a differenza degli anticoagulanti, che in caso di esposizione accidentale richiedono la somministrazione tempestiva di vitamina K come antidoto, il colecalciferolo non necessita di questo trattamento, riducendo il rischio in caso di avvelenamento accidentale.

Questi vantaggi rendono il colecalciferolo una valida alternativa o complemento ai rodenticidi anticoagulanti, soprattutto in situazioni di infestazioni con ceppi resistenti o dove si vogliono limitare impatti ambientali e rischi per specie non bersaglio.

Tuttavia, è importante ricordare che il colecalciferolo ha un margine di sicurezza stretto e può essere altamente tossico per animali domestici e fauna selvatica se ingerito accidentalmente, richiedendo cautela nell’uso e gestione.

In sintesi, i principali vantaggi del colecalciferolo sono: rapidità d’azione, efficacia su ceppi resistenti, minore rischio di resistenza, ridotto impatto ambientale, dosi inferiori e nessun bisogno di antidoto vitamina K in caso di esposizione accidentale